Menotti racconta:”Lo chiamavano Jeeg Robot”.

Il 25 febbraio approderà nelle sale cinematografiche “Lo chiamavano Jeeg Robot”, il film di esordio di Gabriele Mainetti, scritto da Menotti e Nicola Guaglianone.

A giudicare dal clamore mediatico che sta suscitando, sono già in molti a scommettere sul successo di questa pellicola, destinata a portare una ventata di novità nel panorama cinematografico italiano.

L’attore principale è Claudio Santamaria, affiancato da Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli, ai quali si aggiunge un valido cast.

La trama? Enzo Ceccotti, un ladruncolo romano braccato dalla polizia, cade nel Tevere e finisce in un barile pieno di liquame radioattivo. Sopravvissuto agli effetti tossici della sostanza, si risveglia dotato di forza sovraumana e determinato a usarla per far soldi. Grazie all’incontro con Alessia, una ragazza con problemi psichiatrici che lo crede un eroe dei cartoni giapponesi, Enzo capirà di avere un destino molto diverso…

Farinight ha incontrato Menotti, al secolo Roberto Marchionni, uno dei due sceneggiatori (nella foto con Ilenia Pastorelli).

In questa intervista Menotti ci ha parlato della genesi di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, svelandoci alcuni dietro le quinte che hanno accompagnato la realizzazione del film.

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Farinight: Partiamo dall’inizio, come è nata l’idea di “Lo chiamavano jeeg robot”?

Menotti:L’idea di un super-eroe romano è di Nicola Guaglianone, che nei
cortometraggi di Gabriele Mainetti aveva già accostato realtà
neorealistiche pasoliniane ai miti adolescenziali dei manga anni
Ottanta. Con lui ci siamo conosciuti nel 2008 lavorando a una sitcom
per Rai Due. Ci intendevamo alla perfezione, così qualche anno dopo mi
coinvolse in quello che allora si intitolava “Lo chiamavano Ufo
Robot“.

Farinight: E poi?

Menotti:Mentre Gabriele si dava da fare per trovare i soldi per il film, io e
Nicola ci siamo messi  a scrivere un nuovo soggetto e la sceneggiatura. I
riferimenti a Jeeg, la storia d’amore e il super-rivale del
protagonista sono affiorati nel corso di un processo meticoloso durato
quattro anni“.

Farinight: Quanto ha influito la tua esperienza nel mondo dei fumetti?

Menotti:Il super-eroe è un mito tipicamente fumettistico, sconosciuto alla
tradizione del cinema italiano ma ben presente in quella dei comics
(penso a Necron, RanXerox, Ramarro e a tanti altri). E’ possibile che
l’esperienza da autore di fumetti sia tornata utile al momento di
inventarsi un immaginario di quel tipo. Però l’aspetto del quale sono
più contento è il respiro universale che ha preso la storia. Molto
spesso i film italiani non hanno la forza di varcare i confini
nazionali, per non dire del Raccordo Anulare. Non mi sembra il caso di
“Jeeg”, e non perché citi un cartone giapponese, ma perché esplora
temi universali. Questo per me era un obiettivo fondamentale“.

Farinight: Tu vieni dal mondo della televisione e della fiction, quali sono le
differenze operative con la sceneggiatura di un film?

Menotti: La differenza sostanziale è la brevità della filiera produttiva, che
tradotto in italiano significa molta meno gente a mettere becco nel
tuo lavoro. Lontani dalle tavolate di editor e producer con le quali
bisogna fare i conti in televisione, “Jeeg” l’abbiamo scritto in due e
senza limiti di libertà creativa – il che si deve essenzialmente al
fatto che Gabriele, oltre al regista, ha fatto il produttore“.

Farinight: Ti aspettavi che “Lo chiamavano jeeg Robot” scatenasse questa attesa?

Menotti: Non osavo aspettarmelo, però sì, ci speravo“.

Farinight: Nella realizzazione di ogni film che si rispetti c’è qualche
aneddoto… raccontaci qualcosa da “dietro le quinte” di “Lo chiamavano Jeeg
Robot”…

Menotti:Uno: le interminabili discussioni tra Nicola e Gabriele sulla
correttezza dell’accento di Claudio Santamaria, che essendo originario
di Roma Nord e non di Roma Sud, avrebbe rischiato di minare la
credibilità della storia. Io (che sono nato a Cortemaggiore, PC e cresciuto a Vasto, Ch) li
guardavo con l’aria allibita di un Mr. Spock davanti a una puntata di
Beautiful. In realtà non avevano torto. Nel film, l’iperrealismo
linguistico ha la stessa funzione degli attentati terroristici e le
allusioni alla crisi economica: contribuiscono a creare un contesto
autentico per una storia altrimenti incredibile. E poi…”.

Farinight: Dai continua… siamo curiosi…

Menotti: “Due: questo lo racconta sempre Ilenia Pastorelli, la protagonista
femminile. Un talento naturale, venuto dal Grande Fratello, che alla
vigilia del provino non ci aveva ancora capito niente e credeva di
trovarsi di fronte a un film di denuncia. Non avendo mai sentito
parlare di Jeeg Robot, aveva preso le battute sul Ministro Amaso (un
personaggio del cartone) come riferimenti al Ministro Amato – quello
della finanziaria “lacrime e sangue”. E invece di fare la pazza, come
da copione, si sforzava di recitare da attrice impegnata. Meno male
che poi ha rifatto il provino“.

Farinight: In questi anni hai lavorato spesso all’estero, cambiano le metodologie?

Il”made in Italy” come viene considerato?

Menotti: Negli USA ho studiato regia alla New York University, mentre a Los
Angeles torno spesso per piacere e per lavoro. Una volta sono stato
invitato a sul set di un cortometraggio dal titolo “My Wife is a
Zombie”, col quale avevo vinto un concorso di sceneggiatura. La
regista americana ha sbagliato tutto, e il corto è venuto uno schifo.
Bottom line: non basta vivere a LA per saper fare il cinema, bisogna
anche avere talento. Al di là di questo ho notato almeno due cose: dal
direttore della fotografia al tizio del catering, tutti
padroneggiavano i principi basilari della sceneggiatura. Inoltre,
conoscevano i maestri del cinema italiano almeno quanto noi conosciamo
i loro“.

Farinight: E in futuro? Cosa bolle in pentola?

Menotti:Con l’uscita del film sono fioccate proposte di lavoro ma in questo
settore, su dieci progetti in ballo, è una fortuna se se ne
concretizza uno. Tra i progetti a cui tengo di più, ho ripreso in mano
“Echo Hotel” una sceneggiatura scritta con mio fratello Marco
Marchionni. E’ la storia di un radioamatore italiano dei primi anni
Sessanta che si innamora di una cosmonauta sovietica perduta nello
spazio. Lei è in orbita attorno alla terra e non sa come tornare
giù…!“.

Grazie Roberto, per ogni ulteriore curiosità rimandiamo al tuo sito www.menotti.com, in rete tra una settimana.

Il conto alla rovescia per “Lo chiamavano Jeeg Robot è iniziato!

Ste Massa

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