Alfons Mucha a Milano!

Dalla nostra Angela Romy Saez riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Il prossimo  weekend si concluderà la tappa milanese della  mostra   di Alfons Mucha, che include oltre 150 opere dell’artista ceco, uno dei massimi rappresentanti dell’Art Nouveau e padre del concetto contemporaneo di grafica. So che mancano pochi giorni alla fine e che state programmando riposo, party ed afterhour ma suvvia ce la potete fare a deliziarvi l’anima con un po’ di sana arte.

Anche perché se riuscissi a convincervi ma non riusciste a trovare il tempo, poi vi toccherebbe seguire la mostra a Genova e quello sì che sarebbe più complicato per gli spostamenti.

In genere dell’arte si parla per lo più in maniera altisonante come se fosse qualcosa di elitario alla portata unicamente delle menti più sopraffine, personalmente credo che le arti invece tocchino semplicemente l’animo.

Perlomeno io l’arte l’ho sempre vissuta così, fin da piccina trascinata dai miei nelle loro gite culturali che mai hanno voluto insegnarmi storia specifica di artisti ed opere lasciandomi libera di vivere e sentire le mie emozioni tra un inquietante Picasso ed un confortante Monet.

Comunque, forse anche per questo, mi è sempre sembrato assurdo che l’arte venga  insegnata prevalentemente sui libri, come fa una piccola riproduzione stampata a toccarti quanto un’opera originale?

Eppure con me Alfons Mucha ci è riuscito anche così, la sua impostazione classica eppure naturalmente assimetrica, le sue linee decise a voler rimarcare un’eleganza leggera quasi fosse casuale e tuttavia così profondamente definita, la naturalezza delle geometrie, la decoratività dei fiori, la sensualità delle donne ritratte che appaiono così terrenamente fragili ma al contempo divinamente eteree, e gli sguardi, questi occhi che sembrano dei portali ad altre dimensioni.

Le sue opere hanno qualcosa di mistico ma può anche darsi che quando finalmente arrivò il suo turno a storia dell’arte fosse un benedetto lunedì e stessi ancora smaltendo i postumi, in genere però il mio feeling mi ha dato spesso ragione e vi svelerò una piccola chicca: nella ricerca* sull’artista pubblicata su una quotidiano  si afferma che nello studio di Montparnasse, modelle preventivamente ipnotizzate assumevano pose particolari,  e queste pose erano suggerite da suoni o da brani musicali.

Morale della favola: la musica e la magia con certi artisti c’entrano sempre”.

Per approfondire e le info utili:

http://www.mostramucha.it/la-mostra/

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